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FIMP: IL MODELLO PEDIATRICO ITALIANO NON VA SCARDINATO

Roma 20 Giugno 2014 - Il modello pediatrico italiano non va scardinato. Si potrebbe riassumere così la posizione espressa dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) durante l’incontro con la SISAC, in vista del rinnovo delle Convenzioni. L’incontro con la parte pubblica fa registrare un empasse e il rischio è che l’assistenza pediatrica più che vedere un’evoluzione rischi di essere condannata a una regressione. Non si possono cancellare anni di conquiste sul fronte della cura dei bambini e degli adolescenti, non è possibile interrompere la qualità assistenziale che fino ad oggi la pediatria di famiglia ha offerto alle famiglie italiane. Il tavolo del confronto con la parte pubblica, a cui erano presenti FIMP e le sigle Cipe e Ump-Smi, ha messo in evidenza differenze tra le parti, sia dal punto di vista dell’interpretazione del profilo giuridico, sia nella visione futura delle modalità di erogazione dell’assistenza rivolta ai bambini.  Punto nodale dell’incontro in SISAC sono stati i nuovi modelli organizzativi dell’assistenza, come delineati dalla legge Balduzzi. FIMP è chiara nel ribadire che non si può sbriciolare il sistema attuale, azzerando quanto negli anni è stato sviluppato ed incentivato, senza creare una forte criticità nel sistema delle cure pediatriche, che le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) sono un modello che va attuato e sviluppato per le loro caratteristiche e funzioni, ma che non devono sostituire l’attuale associazionismo ma semmai ulteriormente favorirlo, realizzando la completa ed obbligatoria integrazione tra pediatri. Nel progetto di FIMP, faranno parte delle AFT tutti i Pediatri di Famiglia inseriti nel territorio individuato. Non solo. I Pediatri della AFT nominerebbero al loro interno un Pediatra di Famiglia che svolge funzioni di coordinamento, senza poteri negoziali nei confronti dell’Azienda di riferimento, che rimangono di esclusiva competenza delle organizzazioni sindacali. Molto diverso è il discorso delle Unità Complesse di Cure Primarie dell’area pediatrica (UCCP-p) che rappresentano strutture specialistiche che erogano prestazioni assistenziali, in sede unica o con sede di riferimento, tramite il coordinamento e l’integrazione dei Pediatri di Famiglia, tra loro e con altri professionisti di area pediatrica (specialisti di ambito pediatrico, personale infermieristico ed amministrativo, assistente sociale). All’interno della UCCP-p si realizza una presa in carico globale del paziente pediatrico garantendo la continuità dell’assistenza nelle ore diurne (8-20) e sviluppando l’integrazione funzionale con gli altri professionisti del territorio e dell’ospedale. Quanto alle modalità, la costituzione delle UCCP-p verrebbe definita dagli Accordi Regionali in base alle risorse disponibili, anche prevedendo un finanziamento a budget a livello aziendale o distrettuale. Quindi si tratterebbe di un modello organizzativo eventuale. Ma il confronto con la Sisac ha purtroppo messo a nudo molte rigidità interpretative rispetto alle nuove norme di legge, che impediscono di fatto la realizzazione di un modello pediatrico che possa garantire un valore aggiunto alla salute dei bambini, almeno rispetto a quanto a loro fino oggi è stato garantito. La FIMP non nasconde una seria preoccupazione al mantenimento di un livello qualitativo di assistenza adeguato alle esigenze dei soggetti in età pediatrica, che in una trattativa che punta soprattutto a un riordino nell’organizzazione delle cure primarie, sembrano essere trascurate. La speranza per i bambini ed i loro genitori, può arrivare dagli Assessori Regionali alla Sanità e dal Ministro Lorenzin che in queste ore stanno mettendo a punto il nuovo Patto per la Salute: la FIMP lancia un appello in tal senso affinché siano date idonee indicazioni necessarie all’assistenza ai soggetti in età pediatrica.


 




 

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