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Decretone intramoenia e responsabilità, intoppi in vista.

I sindacati minacciano lo sciopero

Si fanno improvvisamente incerti i tempi del "decretone" destinato ad accogliere la riforma dell'intramoenia e dai sindacati della dirigenza parte l'ultimatum: se il provvedimento non diventa legge entro questa settimana scatterà la mobilitazione. La si può definire una minaccia preventiva che le sigle hanno fatto partire ieri dopo le voci circolate inaspettatamente nella mattinata: il provvedimento promesso dal Governo (e anticipato ai sindacati da Balduzzi soltanto mercoledì scorso) sarebbe tornato ai box e potrebbe non giungere in tempo per il Consiglio dei ministri di domani. O potrebbe arrivarci debitamente sfrondato, perché nelle ultime versioni (ne risultavano circolanti due tra sabato e domenica) superava i 40 articoli. Dimensioni che mal si conciliano con i paletti piantati di recente dal presidente Napolitano per limitare l'uso della decretazione d'urgenza e soprattutto con i tempi parlamentari: la conversione in legge va fatta in 60 giorni ma dalla seconda settimana di agosto le Camere saranno in vacanza e riapriranno solo a fine mese, quindi i giorni utili di fatto si dimezzano.
Ed ecco allora il timore dei sindacati: un "decretone" trasformato in "decretino" vorrebbe dire rinunciare a qualcuno dei provvedimenti anticipati da Balduzzi, un'idea che alle sigle mediche proprio non piace. Di certo non si può rinviare la riforma dell'intramoenia, perché il 30 giugno scade l'ultima proroga e senza riordino le Asl potrebbero costringere i medici ad abbandonare l'attività in studio privato senza aver predisposto spazi interni adeguati. Stesso discorso per i promessi interventi sulle assicurazioni (tariffari e fondo di solidarietà per calmierare i premi delle polizze), per quelli sugli orari di lavoro (sui quali è intervenuta di recente anche l'Europa) e il precariato. Nessun passo indietro, è l'avvertimento dei sindacati, altrimenti sarà sciopero. «Siamo di fronte a un disinteresse» recita il comunicato di ieri dell'Intersindacale «che testimonia la volontà di trascurare la sanità pubblica, impoverirla, screditarla, svuotarla di competenze professionali ed innovazioni tecnologiche, forte incentivo verso la ulteriore privatizzazione del sistema sanitario». Il S.S.N. e i suoi medici, scrivono le sigle, «meritano più rispetto e una maggiore valorizzazione». In caso di mancata emanazione del decreto, quindi, si procederà «all'avvio di forme di protesta, a cominciare dallo sciopero nazionale delle categorie nei primi giorni utili, attivando le procedure richieste a seguito dello stato di agitazione già dichiarato». Il Governo è avvertito.
(Fonte: DoctorNews 33)



26/6/2012
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