Roma, 23 apr. - Gli italiani spendono circa 4 miliardi l'anno di ticket sanitari, con un'incidenza in crescita dell'1% nell'ultimo biennio. E' quanto emerge da uno studio condotto da Cesare Cislaghi e Francesca Giuliani dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), che sono arrivati a questo risultato sommando i ticket della specialistica pubblica e di quella privata, dei pronto soccorso, della farmaceutica, e - dopo gli interventi dell'estate 2011 - del superticket da 10 euro a ricetta.
Cislaghi e Giuliani - che il 17 maggio a Roma nel corso del seminario organizzato dall'Agenas 'Tickets sì o tickets no?' presenteranno più dettagliamente lo studio - per stabilire l'ammontare di tutti i ticket pagati per le prestazioni sanitarie oggi in Italia, hanno fatto una doppia operazione. Per prima cosa hanno analizzato gli ultimi dati certi, quelli relativi al 2009, sommando i ticket della specialistica pubblica, di quella privata, dei pronto soccorso e della farmaceutica, arrivando ad una stima di 2,69 miliardi di euro complessivi, pari al 2,5% della spesa sanitaria pubblica.
Una stima, però, che a detta dei due esperti "dovrebbe avere avuto un incremento nel 2010 e 2011 fino ad un massimo di 3 miliardi. Totale a cui va però aggiunto un ulteriore miliardo per il ticket di 10 euro sulle prescrizioni: in conclusione l'attuale somma dovrebbe attestarsi sui 4 miliardi di euro, cioè a circa il 3.5% della spesa sanitaria pubblica comprendendo in questa anche i ticket stessi". Lo studio dell'Agenas, seppur basato in parte su stime, non dovrebbero distaccarsi troppo dai numeri reali. "Il ministero della Salute - spiega all'Adnkronos Salute Cislaghi, coordinatore scientifico attività e ricerche economico sanitarie dell'Agenas - ha altri dati. Ma non sono molto diversi da questi".
Analizzando i dati certi, quelli relativi al 2009, si scopre che il 'peso' dei ticket sul totale della spesa sanitaria nazionale - pari al 2,5% - mostra diverse differenze tra Regioni. In base alla tabella, la Regione che ricava percentualmente il maggior introito dai ticket è il Veneto (3,03% della sua spesa sanitaria), mentre quella che ricava meno è la Basilicata (1,6%).
Nel dettaglio: il Piemonte dai ticket ricava il 2,38% della sua spesa sanitaria; Valle d'Aosta 2%; Lombardia 2,66%; Provincia autonoma di Bolzano 2,01%; Provincia autonoma di Trento 1,86%; Veneto 3,03%; Friuli Venezia Giulia 2,12%; Liguria 1,76%; Emilia Romagna 2,08%; Toscana 2,02%; Umbria 1,87%; Marche 2,02%; Lazio 2,56%; Abruzzo 3%; Molise 2,40%; Campania 1,73%; Puglia 1,78%; Basilicata 1,60%; Calabria 1,73%; Sicilia 2,77%; Sardegna 1,81%.
I due esperti dell'Agenas spiegano il perché di queste differenze. Seppure "difficilmente interpretabili, in alcuni casi i bassi valori potrebbero essere dovuti alla maggior percentuale di esenti (anziani in Liguria, indigenti in Campania ad esempio), in altri casi alla presenza di ticket riscossi da pazienti che si curano in regioni diverse da quella di residenza (elevate percentuali in Lombardia, Veneto e Piemonte e basse in Basilicata e Calabria). In altri ancora i ticket sono elevati per la presenza dei Piani di rientro (Lazio, Abruzzo, Molise, Sicilia)". Infine, secondo gli esperti, non si può tralasciare il fatto che i dati contabili resi dalle aziende sanitarie alle regioni "possano non corrispondere esattamente alla realtà, per lo meno a livello delle singole voci elementari di classificazione".